Mostra a Palazzo Venezia, a Napoli, dal 4 al 10 febbraio 2016

Sono in contatto con l’Architetto Tullio Pojero (*) da tanto, ma non ci eravamo mai parlati in maniera approfondita… fondamentalmente ci si conosceva per ciò che si scrive in rete occasionalmente.
Questa mostra ci hainvito Rassegna Napoli dato lo spunto per l’inizio di un dialogo.
Scrive l’Arch. Pojero: “L’allestimento cercherà di analizzare ed evidenziare il connubio tra contenuto e contenitore... Comunque gli elementi, i giochi di trasparenze e la tua arte richiamano l’arte 800 della scuola di Capodimonte.”
Che dire se non… GRAZIE!

 


Bene, ok, si comincia…  PRIMO PROBLEMA: cosa inviare a Napoli?vaso veliero4

Contenuto e contenitore… pensa, Anna, pensa…
Il veliero!! Ma sì, certo!
Ogni veliero in tutta la storia della marineria ha sempre racchiuso in sè i sogni di uomini avventurosi, di marinai esperti, di anime allo sbaraglio in un insicuro elemento fluido che portava con sè speranze e paure, tormenti e desideri.
Non c’è simbolo più adatto di questo in un periodo storico come il nostro, così devastato, travagliato, complicato, disperato. E’ il simbolo della speranza. 
Ecco di cosa voglio parlare… di SPERANZA
Di voglia di futuro, di pace, di lavoro, di amore…

(*) L’Architetto Pojero, napoletano di origine, specializzato in architettura del paesaggio e territorio, è appassionato di Architettura dei Musei, Allestimento e museografia.
Attualmente collabora con la Facoltà di Architettura Federico II di Napoli; progetta oggetti di design e oreficeria. Ha specializzazioni in Chimica dei Materiali lapidei e Illuminotecnica. Si occupa di Arte esponendo in rassegne artistiche in Italia e all’estero, tra cui New York e San Pietroburgo.
E’ titolare di uno Studio Associato di Architetti a Napoli

 


 

locandina AnimadiNapoliParlavamo del filo conduttore che avrebbe connotato gli oggetti inviati per la Rassegna d’Arte “L’Anima di Napoli”, che è attiva a Palazzo Venezia, a cura del Centro Culturale Anima di Napoli, diretto da Claudia Francesca Esposito.
Realizzato il veliero, si trattava di passare ad un secondo soggetto…
Contenuto e contenitore… pensa, Anna, pensa…

I Liguri da sempre sono stati costretti a “guadagnarsi” la propria terra, letteralmente, rubando palmo a palmo lo spazio al mare, da un lato, e alla montagna, dall’altro.
E così muretti a secco, terrazze, piccoli angoli spigolosi come spigoloso è considerato il nostro carattere, di persone scontrose, burbere, avare, ombrose e schive, che poi non lo sono per nulla, ma sembrano così.
Mio padre è nato “alla Foce”, orgoglioso di essere genovese proprio di Genova, ed era l’esempio di tutto questo: se scavavi oltre la sua timidezza, si apriva un mondo immenso, di sorriso, tenerezza, generosità, altruismo portato fino al sacrificio di sè.

Bene. Dicevamo contenuto e contenitore
Perchè non incidere uno dei nostri borghi antichissimi, aggrappato alla collina, contenuto in quel pezzetto di terra microscopico, abbarbicato, eppure di uno splendore indiscutibile. 
Il piatto, contenitore, si fa contenuto di millenni di storia e di fatiche, o se si vuole, di fatica di vivere, ostinatamente, in una terra tanto amata e sofferta, guadagnata palmo a palmo, a fronte di un sacrificio enorme.
E noi, affacciati a quel piccolo balconcino forse un po’ malconcio, ma su cui fiorisce cocciutamente un piccolo fiore di ringhiera, osserviamo la terra, il mare, il cielo e ci aggrappiamo a questo sottile filo di speranza e di malinconia che ci fa comunque sentire vivi.
Ecco quindi che torna, ancora una volta prepotente, la SPERANZA

 

piatto vista dal balcone_particolare
piatto vista dal balcone