Anna_2Io sono Anna Gentili e incido il vetro con la punta di diamante.1511060_676254769164049_5851042527441400759_n

Ci sono persone senza le quali nulla è possibile. Lei è Marcella, la mia socia, amica, confidente… la cui biblica pazienza ha permesso che tutto questo potesse accadere.

La storia del vetro si fonde con la storia della famiglia di mia mamma. Ero piccolissima e la zia Mary mi accoglieva la sera raccontandomi non fiabe, ma storie legate al vetro e ai Vetrai. La luminosità del vetro mi ha sempre affascinato e attratto inevitabilmente, forse perché legata alla magia di quei racconti, unita alla luce che vedevo nei suoi occhi e all’orgoglio di appartenere ad una storia millenaria e importante.

La nonna di mia mamma era Metilde Bormioli, altarese.

La famiglia Bormioli, unitamente alle altre famiglie “storiche” dell’Arte Vetraria, cominciò a impadronirsi dei fondamenti tecnici dell’arte del vetro intorno all’anno 1000, quando, nel borgo ligure di Altare, diede vita a una comunità di maestri vetrai tra le più importanti d’Europa. Ancora oggi, sempre in Altare, Bormioli è sinonimo di arte del vetro

La pagina tratta dal sito del Museo dell’Arte Vetraria Altarese spiega diffusamente questa nostra storia e la famiglia Bormioli e ioda questo link qui di seguito riprenderò alcune parti importanti per me.

Secondo una radicata e costante tradizione orale, l’arte del vetro fu anticamente introdotta ad Altare da una comunità benedettina che, rilevate qui le condizioni naturali idonee, si racconta avrebbe richiamato dal nord della Francia ( Normandia o Bretagna), alcuni esperti artigiani.  (…)

…dall’Alto Medioevo sia le fonti scritte che i dati archeologici testimoniano in Occidente di stretti rapporti intercorsi tra i centri di produzione vetraria e i monasteri, dove si inizia a far uso di vetro per le finestre abbaziali. Esigendo poi la chiesa una particolare oggettistica di culto (calici, urne, reliquiari) anticamente le arti plastiche furono esercitate quasi esclusivamente nei cenobi e, comunque, soprattutto a beneficio del clero, cosicché – sottolineano molti autori – le officine vetrarie vennero spesso a gravitare attorno ad insediamenti monastici. (…)

Un’immigrazione di vetrai francesi ad Altare potrebbe poi bene inquadrarsi in quel contesto di grande mobilità sociale – conseguente all’incremento e alla pressione demografica – manifestatasi nel’Occidente europeo approssimativamente tra la metà dell’XI secolo e quella del XIII (mobilità peraltro già storicamente peculiare a questa categoria artigiana). (…)

L’ubicazione geografica del borgo in una zona rurale ad alta densità boschiva, la presenza di formazioni di quarzite e la vicinanza di sbocchi portuali erano tutte condizioni favorevoli all’esercizio di un’attività vetraria che, dalla seconda metà del ‘200, conoscerà progressivi sviluppi attirando un considerevole afflusso d’immigrazione artigiana dal Genovesato, dalla Toscana e, secondo tradizione, anche da Venezia. I Ferro, i Bertoluzzi e i Marini -secondo A. Gasparetto- furono tra le prime famiglie veneziane immigrate ad Altare. Ciò viene a comportare, per i maestri altaresi, l’acquisizione di nuove tecnologie di lavoro e un eclettismo espositivo che, nei secoli successivi, permetterà loro d’esportare lo stile italiano in tutto l’Occidente europeo. Tale dilatazione di rapporti lavorativi, con la sua molteplicità di esperienze umane, a sua volta non potrà che determinare per la comunità artigiana uno straordinario arricchimento del proprio bagaglio culturale e tecnologico.

Per quanto riguarda nello specifico l’incisione a punta di diamante, leggiamo quanto scrive il vocabolario:  essa “venne introdotta a Murano per la prima volta da Vincenzo D’Angelo su specchi nel 1534 o 1535 e lo stesso Vincenzo ottenne nel 1549 un “privilegio” per l’incisione a punta di diamante su specchi e soffiati. Con la vetraria a la “façon de Venise” venne poi diffusa in tutta Europa, specialmente in Tirolo e nei Paesi Bassi. L’incisione con la ruotina di pietra abrasiva o metallo deriva dalla incisione delle pietre dure e venne applicata con splendidi risultati in Germania e Boemia nel sec. XVII. Alla fine di quel secolo, venne introdotta anche a Venezia, con l’arrivo di incisori tedeschi.”

Ad Altare, oggi, gli elevati costi d’esercizio di una fornace hanno per il momento impedito una ripresa continuativa della lavorazione artigiana del vetro in pasta. Moderne tecnologie hanno tuttavia consentito che le antiche tradizioni dell’ “arte vitrea” permanessero vive nelle “botteghe” di Costantino Bormioli e Raffaello Bormioli, originali creatori e sperimentatori di sempre nuove e raffinate forme. Va poi segnalata la bottega di vetri “Vanessa Cavallaro” dove l’arte della decorazione intagliata ha trovato alta espressione.

Le moderne tecnologie permettono anche nel laboratorio di Anima del Bosco, a Cairo Montenotte, di realizzare motivi e soggetti  incisi su vetro o cristallo, senza ricorrere inevitabilmente al colore.  Le principali tecniche di incisione prevedono la scolpitura e l’abrasione; la prima può essere realizzata a diamante, la seconda con diversi metodi di sabbiatura. La scolpitura, sabbiatura o l’incisione permettono la creazione di soggetti, disegni, decorazioni indelebili nel tempo.

 

Perché il nome ANIMA DEL BOSCO?

cropped-logo_trasp.pngLa Valbormida è una zona rurale ad alta densità boschiva, ricca di sorgenti d’acqua, tartufi e funghi, crocevia di strade verso il mare oppure i monti o le ricche Langhe piemontesi, e quindi perfetta per la lavorazione del vetro, già da millenni.

Sabbia, fuoco, acqua: dalla loro fusione viene creata l’essenza del bosco, la sua anima segreta cioè il VETRO.

Ecco perchè ho voluto dare nome Anima del Bosco al mio laboratorio: perchè, come il vetro nasce dalla somma di questi elementi, così io stessa sono nata qui e mi sento parte attiva di questo territorio fertile, ricco di storia e di proposte interessanti e uniche nel loro genere. Perciò quando si è trattato di intraprendere una nuova professione, ho pensato immediatamente a ciò che conosco meglio e mi è più vicino da sempre.

Ecco perchè ho voluto creare un marchio registrato: perchè il laboratorio di “Anima del Bosco – Incisioni su vetro e cristallo” garantisce la sua produzione firmando ogni pezzo e allegando ad ogni prodotto un certificato di autenticità.

Il marchio “Anima del Bosco” nasce per garantire l’originalità dei pezzi e tramandare la tradizione artistico-vetraria valbormidese; questa garanzia certifica che l’opera è unica e nasce dalla passione dei maestri incisori nel laboratorio di Cairo Montenotte.